Stili di vita: moltiplicare il pane

 

felicita

Vangelo di Matteo 14,13-21
Domenica 3 agosto \ XVIII TO

Avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Libera traduzione

Gesù vive la sua missione come risposta all’ascolto della sofferenza del popolo di Dio. Cerca il deserto ma è seguito da una folla che vuole fare un cammino di liberazione con Lui. Gesù sa che non tutti lo seguiranno fino alla croce e che non tutti diventeranno suoi discepoli. Ma come Dio avverte la compassione, la condivisione, verso questo popolo.

Sente che deve dare inizio a questo cammino (esodo) verso la piena signoria del Regno di Dio. Per questo chiede ai suoi discepoli di imparare a condividere la sua missione facendosi carico della distribuzione dei mezzi essenziali per la vita di ciascuno. Dà inizio ad una nuova società dove con l’aiuto dello Spirito di Dio che converte il cuore si riesce ad assicurare il pane a tutti.

Messaggi per noi

La crisi finanziaria ed economica in cui i paesi occidentali come l’Italia sono incappati, nasce da scelte precise di politica economica, di cultura sociale, di incapacità gestionale. Una sua radice è sicuramente l’egoismo di alcune classi sociali a cui viene permesso un arricchimento costruito su regole di sfruttamento. È quindi anche una crisi culturale ed etica.

Per trovare soluzione a questa crisi l’attenzione va posta sulla conversione di queste classi sociali alla responsabilità verso tutti gli uomini. Conversione che tarda a venire, che viene chiesta in toni troppo sommessi, a cui si resiste con reti di connivenza e di difesa dei privilegi a cui anche le chiese si sono prestate con i loro silenzi.

La distribuzione dei pani e dei pesci, quindi, è stata fortemente rallentata e la speranza messianica fortemente contestata e marginalizzata. Una parte di questa sconfitta evangelica deriva dal fatto che troppo spesso i credenti chiedono solo un cambio di potere e non una vera conversione che implichi anche il loro stile di vita.

Vista in questa prospettiva la narrazione matteana della moltiplicazione dei pani e dei pesci si presenta come una guida per la conversione.

  • Se si vuole superare la crisi (il luogo deserto) è necessario scendere dalla barca e mettersi in ascolto della sofferenza dei molti; entrare in sintonia affettiva (compassione) con loro e collaborare con il progetto di Dio.
  • Superata la separazione tra religione e vita occorre sviluppare dentro di sé e nei luoghi sociali la cultura della solidarietà riconoscendo che il problema della mancanza di pane non è congiunturale ma strutturale. Occorre entrare nella duplice cultura della solidarietà. Da una parte riconoscere che è questo il compito di ogni generazione e dall’altra che questa ricerca è segno della volontà di Dio.
  • Occorre entrare in contatto con i mediatori della volontà di Dio che sono già all’opera e con coloro che riconoscono che è ormai tardi.
  • Il ruolo della chiesa, come quello di Gesù, è di costruire reti di relazioni positive dove il poco diventa soluzione per tutti.
  • Questo progetto culturale ha bisogno di energia spirituale e di simboli adeguati. La liturgia della parola incontra felicemente in questa domenica l’esperienza spirituale di Paolo che afferma ai Romani: “chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? “.
  • L’amore di Dio è reso forte in noi dalla continua presenza di Cristo nella nostra vita. La stessa liturgia eucaristica diventa il racconto sempre vivo di questo progetto.
  • Questa duplice dinamica di accoglienza dello Spirito di Dio ci rende capaci di realizzare personalmente e socialmente percorsi di “nuovi stili di vita”.

Informazione

Cosa sono i Nuovi Stili di vita. I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica.

I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo a un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali. (http://nuovistilidivitapadova.org/progetto)

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Informazioni su luciano meddi

Ordinario di Catechesi Missionaria Pontificia Università Urbaniana Roma
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