Pasqua II. Avere fede è servire i crocifissi

toccare

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome

Libera traduzione attualizzante

Le prime comunità hanno deciso di fare memoria della vicenda di Gesù ogni domenica, giorno della sua risurrezione. Sono momenti intensi in cui i discepoli desiderano mettersi alla presenza del loro maestro attraverso la loro fede, i ricordi della sua vita, la riflessione comune. È in queste celebrazioni che avvertono di essere guidati da Lui, di ricevere il suo Spirito e di essere chiamati a continuare la sua missione di pace.

È proprio il desiderio di continuare la testimonianza di Gesù che fa nascere diverse interpretazioni. Esse esigono un discernimento, un principio guida. Viene scelto il fondamentale. Si è fedeli a Gesù risorto quando si cercano i segni della sua passione. Il servizio ai crocifissi, diventa il criterio di autenticità della fede e della missione stessa.

L’evangelista conclude il suo Vangelo scrivendo che tra i tanti segni, quello del crocifisso rimarrà il più importante, il decisivo per la costruzione del regno di Dio.

Messaggi per noi

Troviamo in questo testo tre messaggi fondamentali. In primo luogo la certezza della presenza del Risorto  nella comunità che affida ai credenti la sua stessa missione. Il contenuto di questa presenza è descritto con molti aspetti. È venuta, è permanere del crocifisso, che porta pace, missione, dono dello spirito Santo per la remissione dei peccati. Il secondo messaggio descrive un percorso di fede centrato sul riconoscimento del senso della croce.  Il terzo messaggio si riferisce all’intero evangelo. È stato scritto per dare ragione, attraverso sette segni, del segno definito: il crocifisso. La fede in Lui ci da la vita piena.

Le tre fedi

La crocifissione di Gesù ha fatto smarrire il senso della sua missione e della rivelazione divina. La fuga dei discepoli nella notte del tradimento lo ha mostrato a loro stessi e a noi. Vivono un momento di paura causata proprio da questa esperienza di morte. Senza la elaborazione di questo avvenimento non può continuare la fede in Gesù e non possono avere la “vita eterna”.

Il discepolo nasce quando si accetta la sfida della sequela dietro il crocifisso e si riconosce che il Cristo, il Figlio di Dio è il crocifisso. Altrimenti si rimane solo nella speranza religiosa. Per quale cammino le chiese annunciano la risurrezione?

Il Vangelo di questa domenica è il terzo episodio della catechesi di Giovanni sulla risurrezione di Gesù. Ci ha descritto il cammino di comprensione progressiva della chiesa, raffigurato nella corsa di Pietro e del discepolo che Gesù amava; il cammino dell’amore della Maddalena e ora quello dei discepoli “futuri”.  Tre approcci, dunque: la riflessione teologica, il percorso dell’amore e la evangelizzazione dei futuri discepoli.

La fede è il dono della chiamata alla collaborazione che riceviamo, ma anche il desiderio di vita che scopriamo dentro di noi. Non possiamo e non dobbiamo dividere queste due dimensioni. Dio si manifesta in queste due dimensioni. Ambedue sono segnate dalla presenza dello Spirito di Gesù. Egli ci ricorderà ogni cosa, prenderà del suo e ce lo darà.

Il cammino di riconoscimento e comprensione del Signore risorto nella esperienza della sua crocifissione è il compito dello Spirito in noi. È questo il dono da chiedere. Essere illuminati e rafforzati  dallo spirito nel desiderio di essere strumento della riconciliazione universale.

La fede di Tommaso

Ci soffermiamo sulla fede di Tommaso nel crocifisso. Non sono convinto che il vangelo voglia darci una visione negativa della fede di Tommaso. Certo Gesù dice che sono beati coloro che crederanno senza  vedere (indagare). Ma il criterio della fede rimane lo stesso. Arriva alla fede chi riesce ad interpretare l’esperienza di rifiuto e di morte di Gesù, il Crocifisso, come esperienza di salvezza.

Non si tratta della esperienza di passione come valore specifico del dolore, neppure della croce come sacrificio voluto da Dio. Si tratta di comprendere che la salvezza è descritta nei motivi della condanna. Dio ha fatto risorgere colui che è stato ucciso per aver dato inizio – in nome di Dio! – ad una società che esige la conversione dei poteri. Tommaso vuole credere a questo Gesù!.

Nel vangelo di Giovanni infatti, già un’altra volta Tommaso ha espresso questo criterio cristologico. Dopo la vicenda della risurrezione di Lazzaro e l’inizio della persecuzione, ai discepoli titubanti Tommaso dice: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (Gv. 11.16). E ancora, nel discorso di addio e quasi anticipando la vita della comunità post-pasquale, chiede a Gesù di specificare il criterio del discernimento: gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?» (Gv 14, 5). Tommaso viene descritto dall’evangelista come compagno di Pietro, quando decide di dare inizio alla missione: “Io vado a pescare”; gli dissero “Veniamo anche noi con te» (Gv. 21,1-3).

Al cuore della missione c’è quindi anche la fede di Tommaso che vuole vedere, comprendere, fare discernimento, a partire dalla presenza del Crocifisso. Vedere – capire e comprendere – è collegato con toccare, mettere il dito. È quindi la condivisione e la compromissione con gli ultimi, i crocifissi, che ci fa entrare nel mondo della  salvezza. Ci fa diventare mediatori della salvezza come Gesù.

Vedere, mettere il dito…Otto giorni dopo.

L’esperienza cristiana e la missione ecclesiale è quindi decritta come riconoscimento del senso della pasqua: morte e risurrezione. La comunità e i credenti vogliono vedere i crocifissi perché nel servizio a “coloro che sono stati trafitti e innalzati” (Gv. 3,14; 8,28; 12,32; 19,37) avviene la salvezza. Per i sinottici la salvezza è mettere al centro i marginalizzati (Lc 4,16). Per Giovanni è mettere al centro i crocifissi. Soprattutto il “crocifisso” e la sua logica di antipotere.

La prossimità con i crocifissi è progressiva. Inizia dentro di noi e si allarga ai nostri vicini più prossimi, quelli che possiamo realmente toccare; per finire con la compassione e l’impegno per tutti gli uomini. Si manifesta come solidarietà ma anche come giustizia e impegno socio-politico. Perché su ogni carne si effonderà lo Spirito di Dio.

Inoltre  il brano ci ricorda che questa conversione di Tommaso e della comunità avviene in ambiente liturgico, spirituale e comunitario. È quindi un cammino che ha una sua pedagogia “liturgica” che unisce la meditazione all’abbandono alla forza dello Spirito presente nei segni sacramentali. È anche una pedagogia comunitaria. In essa, infatti, e attraverso il discernimento comunitario comprendiamo meglio i crocifissi da servire.

Esercizio spirituale

L’elenco dei crocifissi di cui diventare prossimi. Ci sono crocifissi evidenti e altri nascosti.  Ci sono crocifissi che ci fanno tenerezza e crocifissi che ci procurano disagio…Nel periodo pasquale chiediamo il dono della Pace, frutto dello Spirito, che ci faccia comprendere la nostra lista di crocifissi da servire.

Per ognuno di questi chiediamo il dono di saper declinare la nostra prossimità. Alcuni sono da vedere, altri da toccare; per altri si deve esercitare la compassione; altri sono da difendere, per altri chiedere giustizia…

Chiediamo anche di capire le trasformazioni che la prossimità con i crocifissi genera in noi: le paure e le ansie; i “conati dello Spirito” che ci spingono ad agire; le resistenze. Ma anche le vittorie spirituali e le consolazioni che la prossimità ci porta in dono.

Chiediamo

O Padre, che nel giorno del Signore
raduni il tuo popolo per celebrare
colui che è il Primo e l’Ultimo,
il Vivente che ha sconfitto la morte,
donaci la forza del tuo Spirito,
perché, spezzati i vincoli del male,
ti rendiamo il libero servizio
della nostra obbedienza e del nostro amore
,
per regnare con Cristo nella gloria.

Annunci

Gesù, il Misericordioso, V quaresima\ C

rupnik.adultera
Rupnik, l’Adultera (santuario san Pio da Pietralcina a San Giovanni Rotondo), sottolinea il rapporto dialogale e profondo tra Gesù e la donna, l’umanità, a cui viene proposta la conversione: mettere tutto se stessi a servizio del regno.

Vangelo di Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Libera traduzione attualizzante

Gesù aveva deciso di fare pressione sulle autorità perché aderissero al programma di fraternità e solidarietà da lui inaugurato. Per questo era entrato a Gerusalemme nel giorno degli ulivi e aveva chiesto la purificazione del tempio.

Ma in reazione a questo i teologi cercavano motivi religiosi e politici per accusarlo. Tra le altre cose cercarono si costringere Gesù a difendere pubblicamente la tradizione di Mosè che voleva che si estirpasse il male fisicamente. Portarono una adultera chiedendo a Gesù di condannarla pubblicamente e quindi sconfessare le sue critiche verso la loro interpretazione della Legge di Mosè.

Ma Gesù rimase fermo nella sua spiritualità. Prima si mostra disinteressato, poi si alza e afferma chiaramente che tutti sono tentati di infedeltà alla volontà di Dio, di seguire altri principi e culture. Inoltre demolisce la visione teologica tradizionale e riafferma la sua forte convinzione che Dio non desidera affatto  giudicare e condannare, ma mettersi al servizio della conversione di ciascuno al suo progetto di salvezza.

Messaggi per noi

Il racconto della Adultera perdonata da Gesù ci colpisce ogni volta che lo leggiamo. Forse perché “nessuno di noi è senza peccato”. Forse in questo racconto parabolico l’adulterio è preso come immagine della nostra fragilità alla fedeltà nei rapporti, nell’amore, nella giustizia e fraternità. In questa celebrazione invochiamo lo Spirito e rendiamoci disponibili a far crescere in noi il vangelo della fedeltà, del perdono e della misericordia.

Un racconto con molti significati

Fin dalla antichità ha fatto problema la “non chiara collocazione” di questo brano nel Vangelo di Giovanni. Appare più un racconto lucano. Forse il “quarto” racconto della misericordia da posto nello stesso c. 15 della parabola del Padre e dei Figli. Ma l’introduzione del testo (monte degli ulivi, insegnamento autorevole nel Tempio, potrebbe farci capire che si tratta di un racconto che ha come centro la lunga discussione sul valore della legge portata avanti da Gesù e le autorità della legge e che fu una della cause della sua uccisione. Si collocherebbe quindi dentro la crisi di Gerusalemme, nei giorni della passione, e la ricerca di un motivo valido per ucciderlo: “Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo”.

In ogni caso il testo attuale ha come messaggio fondamentale che Gesù non approva la religione che autorizza la soppressione del peccatore per “estirpare” il peccato, ma una religione che ha come obiettivo di spingere alla auto-conversione. “ non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo” (Gv. 12,47).

Gesù il Misericordioso

Questo messaggio è sicuramente proprio della predicazione di Gesù. Egli passò guarendo molti, ma anche “beneficando”. Tra i benefici (benefit) che egli ha portato è sicuramente la riconsiderazione di Dio come “misericordioso”. Questo tratto della predicazione ha impressionato anche il mondo islamico che riferisce a Dio (Allah) proprio questa caratteristica fondamentale: il Misericordioso. Si dovrebbe partire da qui per un fruttuoso dialogo inter-religioso Islam-Cristianesimo.

Luca sottolinea questa convinzione di Gesù con gesti e parole. La sua nascita è annunciata ai pastori che secondo la interpretazione della Legge fatta dalle autorità sono irregolari. Il Gesù di Luca non attribuisce a Dio la volontà di punire il peccato con disgrazie sociali o naturali. Ritiene il perdono cosa  più importante della guarigione stessa. Assicura al ladrone pentito di appartenere già al paradiso.

L’opzione per la difesa della donna manifesta anche un altro tratto della predicazione e della prassi di Gesù. La non condanna è rivolta alla donna e manifesta il senso di ingiustizia nascosto dentro la “persecuzione” rivolta solo ad essa. Come se il male (il peccato) si debba identificare solo con l’azione della donna e non dell’uomo/uomini.

Forse appartiene alla predicazione di Gesù qualcosa di più. Forse possiamo trovare in questo racconto parabolico echi della discussione sul valore della Legge. In questo caso l’adultera sarebbe da collegare con i “cinque mariti che non hanno soddisfatto la Samaritana”. Per Gesù la religione della Legge non risolve la tentazione di Israele ad essere “popolo adultero”. Seguendo l’insegnamento dei profeti, l’espressione “adulterio” indica l’infedeltà globale di Israele alla Alleanza, alla vocazione adi essere un popolo che si fida della “cultura di liberazione” che li ha generati e da cui sono nati. Sempre i profeti rimproverano che Israele e Giuda si autocondannano perché cercano alleanza con culture che ripropongono lo stile di potere che li aveva resi schiavi in Egitto. L’adulterio decisivo è la pratica non osservanza della Legge dell’anno giubilare (anno della ridistribuzione dei mezzi di vita – la terra) che Luca aveva messo all’inizio della predicazione di Gesù (Lc. 4,16 ss.).

Forse possiamo ricavare da questo racconto anche una catechesi battesimale. L’invito alla conversione  – che pure appartiene al messaggio del racconto – si conclude nel colloquio sacramentale tra Gesù e la donna. Ambedue sono in piedi e la donna è sola. Questa situazione potrebbe esprime la situazione del battesimo che “compie” il cammino di converisone.

Un nuovo Maestro, un nuovo insegnamento

In ogni caso il testo che ci viene offerto, con i suoi simboli e sottolineature narrative, ci affida messaggi di grande liberazione spirituale.

Adulterio come incapacità a vivere il nostro progetto. Ci invita ad educarci come persone che non condannano le situazioni negative ma neppure le scusano sempre (magari stravolgendo il concetto di libertà). Si tratta di educarci a capire che cosa genera in noi il bisogno di negatività, di trasgressione, di infedeltà, di non solidarietà.

L’insegnamento “seduto di Gesù”. È chiaro il riferimento alla autorevolezza divina della predicazione di Gesù che supera quella di Mosè. Questo ci invita a non considerare come verità religiosa ultima (la rivelazione) solo la logica dei Dieci Comandamenti. Ci invita a non fare della verità un’arma di soppressione dell’altro. La verità esprime la misericordia e l’amore di Dio. Questo viene sentito come importante da molti credenti oggi che si sentono esclusi dalla chiesa per le loro debolezze.

Il monte degli ulivi. Il contesto immediatamente vicino alla passione di Gesù ci invita a prendere in considerazione che la cultura della misericordia esige di accettare anche la sofferenza. Sia quando ci troviamo in situazione di difendere “le cause perse”; sia quando “l’offeso” siano noi stessi. Soprattutto in situazione di relazioni interpersonali interrotte, quando ci sentiamo traditi, il testo ci invita a cercare la nostra gratificazione ma ad avere come scopo principale il bene, la conversione, dell’altro.

Nessuno ti condanna? Il testo ci fa riflettere anche sulla situazione molto concreta della non accettazione tra partners quando “l’amore finisce”. L’amore si esprime anche nell’accettazione dell’altro/a quando fa “altre scelte”. Appare evidente che è solo dalla accettazione della libertà dell’altro che può nascere una conversione o una soluzione positiva anche per i figli. Anche quando questa libertà è chiaramente autodistruttiva.

Va e non peccare più. L’invito è duplice. Alla personale liberazione dal peccato, ma soprattutto a partecipare alla missione di Gesù. Lascia vedere la convinzione di Gesù che Dio suscita collaboratori per i suo regno da ogni condizione umana.

Non condannate

Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. (Mt 7,1-2). Luca modifica: “Lc 6,37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato”.

Gesù invita i discepolo e la comunità messianica che lui ha istituito a non esercitare nessuna forma di potere religioso verso gli altri. A non usare la religione come strumento sociale. Gesù invita ad un percorso di auto-costruzione e liberazione interiore. Il percorso inizia con il controllo dei nostri giudizi.

Qui non si tratta del giudizio ragionevole, ma di quello che nasce dalla parte incontrollata del nostro cuore e che si manifesta con espressioni verbali incontrollate. Ci invita a bloccare il giudizio, almeno quello della lingua. Il giudizio si deve sostituire con l’empatia e il rimando alla maggiore autocomprensione dell’altro.

Se non si controlla il giudizio ci costruiamo come persone che facilmente sentenziano e condannano. La condanna vuole l’umiliazione, la riduzione a schiavitù, o anche la morte dell’altro. Viene scusata con il motivo che ha sbagliato o ha errato. La condanna, infatti, per essere condivisa e appoggiata dagli altri, deve enfatizzare i limiti e gli errori di colui che ha sbagliato.

In altro contesto Gesù (e anche Paolo) ci invita – al contrario – a risolvere le questioni con il metodo del “discernimento comunitario”. Al giudizio va sostituito la comprensione oggettiva della situazione delle persone e il permettere ad esse di gestire le loro scelte. In genere vengono generalizzati e fatti diventare causa del fallimento di una comunità.

Nel capitolo “comunitario” Matteo regola le discussioni tra i discepoli: “ Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.” (Mt 18,15-17).

Integrazioni del Lezionario

La liturgia integra questo vangelo con altri messaggi. Isaia ci invita a pensare Dio come uno che si dimentica del peccato: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche” per iniziare ad un nuovo cammino di liberazione. Il Salmo 125 ci fa cantare che “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. Paolo ai Filippesi ci racconta la sua esperienza di conversione dicendo che ad un certo punto ha seguito la “giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo”.

Esercizio spirituale

La lista dei condannati. Dopo aver fatto una lunga preparazione silenziosa e interiore, scriviamo la nostra lista di persone che vorremmo condannare in questa fase della nostra vita. Di ciascuno descriviamo bene i motivi e le cause della nostra condanna. E anche la pena che dovrebbero espiare.

La lista dei perdonati. Poi di ciascuno scriviamo una espressione di difesa. Probabili concause o debolezze, o opportunità perché – anche se nell’errore – non vengano annientati. Immaginiamo di essere noi stessi i loro difensori….

Chiediamo

Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che hai man­dato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che ri­fiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia

Tempo pasquale, tempo di missione

gesu esce

 

Occorre trovare un nuovo tema generatore per aiutare i battezzati a comprendere il significato dell’intero ciclo pasquale. Se il tema generatore “Gesù morto per i nostri peccati” si è rivelato utile nel passato ma oggi può addirittura essere d’impedimento per la comprensione di insieme, allora occorre ricollocare l’espressione all’interno di una prospettiva più ampia. […]

L’orizzonte che da compimento (cioè fa risorgere) alla storia è continuare le scelte iniziate da Gesù di Nazaret. Ha svelato il senso della convocazione messianica prepasquale. La prima azione di Gesù (subito dopo la proclamazione essenziale del vangelo del regno di Dio) fu la convocazione dei Dodici. Ora finalmente si può comprendere il loro destino. Essi sono chiamati, come più volte descrive il libro degli Atti, a percorrere la stessa via e a compiere le stesse azioni.

Tempo pasquale, tempo di missione.
Meddi L., Tempo di Pasqua. tempo di missione,   ©   Settimana, 2009, 44, 13-14, 1.16.

… almeno una volta all’anno.
Il significato che nasconde…
Il significato che svela
Declinare la Pasqua
A servizio della risurrezione

Continua a leggere Tempo pasquale, tempo di missione

Il battesimo di Gesù

gesù.iosonocontesilenzio1felice[1]

 

 

 

cropped-fonte-acqua.jpg

Nicodemo

silenzio

 

 

 

 

Per un Natale cristiano

gesù.iosonoconteNon si tratta di annullare la festa del Natale! Non si tratta di allarmare continuamente i fedeli per il fatto che il consumismo ha svuotato il senso cristiano della festa più sentita dell’anno. Si tratta di cogliere tutto il potenziale kerigmatico che deriva dalla reinterpretazione anche “laica” che ha fatto del Natale solo un simbolo della pace e dei valori della famiglia. Ma questo non può significare ridurre il messaggio evangelico a funzione di quadro ideologico di una società che, mentre desidera fortemente che il mondo rinasca alla vita, non desidera fare nessun cambiamento strutturale perché ciò avvenga. La comunità cristiana, ogni anno, si trova davanti ad un impegno formidabile. È un impegno reso ancora più significativo dalla rinnovata partecipazione alle celebrazioni della notte e del giorno.

Per un Natale cristiano Luciano Meddi © Settimana, 2008, 43, 46, 1.12.

 

Avvento I\c Luca 21,25-28.34-36

 

Vangelo della autodisciplina per non annullare la continua realizzazione del Regno di Dio (avvento) secondo la narrazione di Luca 21,25-28.34-36 letto nella I di Avvento Continua a leggere Avvento I\c Luca 21,25-28.34-36

Immacolata Concezione\ Avvento II\ Riempiti di Spirito

Mina canta Magnificat di M. Frisina (si consiglia di ascoltare più volte il canto prima di iniziare la meditazione)

Dal Vangelo di Luca 1,26-38
Immacolata Concezione nella II domenica di Avvento
Continua a leggere Immacolata Concezione\ Avvento II\ Riempiti di Spirito

Avvento I\c Alzate il capo, vegliate e pregate!

Dal Vangelo secondo Luca 21,25-28.34-36

Malala Yousafzai non è più in pericolo di vita. I chirurghi pakistani sono riusciti a rimuovere la pallottola dal collo della giovane attivista di 14 anni che ieri era stata ferita da un uomo talebano. Candidata a un premio internazionale per la pace, Malala Yousafzai era diventata nota all’opinione pubblica nel 2009 per aver scritto a undici anni un diario in lingua urdu per la Bbc, sulla sua vita sotto i talebani.

I Continua a leggere Avvento I\c Alzate il capo, vegliate e pregate!

Avvento II\c Attesa di salvezza e deserto

Dal Vangelo secondo Luca 3,1-6
Avvento II\c

deserto

Continua a leggere Avvento II\c Attesa di salvezza e deserto